Phygital

Il packaging in un contesto phygital

By 20 Maggio 2020 21 Maggio, 2020 No Comments

di Chiara Danese

Che ruolo ha il packaging all’interno del viaggio del cliente?

La funzione per il quale il packaging nasce è precisamente quella di cura e protezione. Le prime confezioni sono un’evoluzione della carta oleata che serviva per contenere la merce sfusa. Ma oggi, soprattutto grazie alla grande distribuzione, il packaging è diventato un mezzo per comunicare e per passare delle informazioni. Ci piace questo punto fermo: la ragione di esistere del packaging sta proprio nella presenza fisica al servizio della protezione e contemporaneamente della comunicazione.

Che ruolo ha il packaging in un contesto sempre più phygital?

L’offerta diventerà così sempre più ibrida, a metà tra il mondo fisico e quello digitale e capace di servire entrambe le dimensioni. I prodotti, i servizi e le esperienze a questi collegate saranno sempre più liquide. Questo richiede delle strategie specifiche che sono diverse da quelle pensate esclusivamente per il mondo fisico o per quello digitale. Man mano che le tecnologie digitali diverranno onnipresenti, le aziende devono generare una “proposta di valore phygital” per progettare esperienze di consumo rilevanti per il contesto in cui sono vissute.

Che cos’è il viaggio del cliente?

Il viaggio del cliente descrive cronologicamente il percorso che il cliente compie durante la fruizione di un servizio, partendo dal momento in cui ne viene a conoscenza fino al momento in cui ne termina l’utilizzo. Il customer journey divide questo percorso in diverse fasi e il risultato è una mappa visiva che rappresenta l’azione compiuta in ogni fase, nei diversi canali attraverso cui il servizio si manifesta e mette in evidenza i touchpoint e le persone con cui l’utente interagisce.

In un contesto sempre più phygital (fisico + digitale).

Perché parlare di packaging adesso?

Siamo lontani, distanti, non rientriamo a lavorare in ufficio ma continuiamo a farlo da casa.
Compriamo online. Covid-19 è stata una miccia per la trasformazione digitale; persone che mai avevano immaginato di acquistare online si sono ritrovate ad imparare ad usare una carta di credito dimenticata, prima, chissà dove. Colleghi che si ritrovavano all’area ristoro in azienda per un caffè ora si ritrovano nelle stanze virtuali: ognuno con il suo caffè in mano ma dietro lo schermo d’un computer e rigorosamente da casa.

Il packaging in questo momento è quella fisicità di cui abbiamo bisogno, come senso di appartenenza verso un brand, quella riconoscibilità che non può più essere lasciata al caso, perché deve far scegliere al consumatore quel prodotto che mai come adesso acquista un grande valore.
Il packaging è una delle poche cose che entra in casa o in ufficio delle persone; che racconta di sé e che si può toccare.

Le modalità con cui i pack svolgono il loro compito, da un lato di protezione e cura, dall’altro di comunicazione e messa in dialogo porta a progettare il packaging con la consapevolezza di portare al successo un prodotto.

Nei nostri progetti utilizziamo e diamo sempre valore alla parte visuale (leggi l’articolo) , nel senso che visualizzare le cose ci aiuta a rendere più fluidi i ragionamenti e a fare delle scelte più mirate (il prossimo mese vi parleremo di visual thinking); questo perché siamo persone “visuali” e la vista è il nostro organo di senso più utilizzato, prima ancora di tutti gli altri sensi. Ma non per questo è l’unico da usare!

Mettiamoci le scarpe dei nostri lead o dei nostri clienti e proviamo a camminare con quelle.

Come si muovono? Barcollano? Hanno i tacchi o gli stivali? Fanno le scale? Usano le scale mobili?

Questo per dire che, tra le varie cose, il packaging è la mano che possiamo tendere alle persone e guidarle in un processo di scelta, acquisto o di post vendita e che può far pendere la scelta finale sul tuo brand, proprio perché nulla è lasciato al caso.