Valemour è un marchio sociale nato dalla Cooperativa Sociale Vale un Sogno, su un’idea della Fondazione Più di un Sogno. La sua ragione d’essere è concreta e ambiziosa: favorire l’inserimento lavorativo di giovani con disabilità intellettiva a livello nazionale.
Ma Valemour non è solo un progetto di inclusione. È un generatore di impresa che crea valore condiviso, mettendo in dialogo mondo profit e non-profit. La sua forza motrice, come ci hanno detto le persone che lo vivono ogni giorno, sono proprio le persone con disabilità.
Al centro di questo progetto c’è “Good Look“, l’unità operativa che lavora con le aziende su resi, kit, invenduti e lavorazioni. Una realtà percepita come affidabile, familiare, capace di seguire davvero le persone. Solida nei valori e nelle intenzioni, ma con una domanda ancora aperta.
Tutto il percorso ha preso il via da una semplice ma potente domanda posta dal team Good Look: “Dove vogliamo andare?”. C’era l’esigenza di esplorare nuove possibilità e stabilire una direzione strategica chiara e condivisa per il futuro posizionamento dell’unità.
Durante la fase di ricerca e immersione, la vera sfida è emersa con nitidezza. Dal mercato, Good Look veniva percepita come una realtà affidabile, ma penalizzata dalle dimensioni ridotte e da una limitata capacità produttiva. Inoltre, applicando la classica logica del “costo ora/uomo”, i prezzi venivano percepiti come fuori mercato. Allo stesso tempo, l’enorme valore reputazionale, normativo e sociale che Good Look offre ai suoi partner (un asset cruciale per bilanci di sostenibilità ed ESG) non veniva pienamente raccontato, né monetizzato.
L’obiettivo è diventato quindi ribaltare questa percezione e trasformare le singole attività della cooperativa in un’offerta di valore inestimabile.
Siamo intervenuti con un percorso di Design Thinking unito a un approccio data driven: creatività e innovazione, sì, ma ancorate a evidenze concrete. Un viaggio fatto insieme al team, in piena co-progettazione, gestito e visualizzato con Post-it®, canvas e digitalizzato su una board Miro dedicata per garantire trasparenza e allineamento a ogni passo.
Tre fasi, un’unica direzione.
Prima di immaginare il futuro, abbiamo mappato il presente. Abbiamo ricostruito il journey interno di Good Look, collegando i processi aziendali al percorso reale del cliente. Le interviste semi-strutturate a partner e stakeholder hanno fatto emergere il “perché” dietro le scelte: motivazioni, frustrazioni, desideri. Dalle voci raccolte è emerso che Good Look è un partner affidabile e familiare, ma percepito come piccolo e costoso. Le proto-personas (Claudia HR Manager, Pierpaolo HR Sustainability, Antonio Direttore di produzione) hanno dato un volto ai clienti target e allineato il team su chi si stava progettando.
Con l’analisi “Venti in poppa”, una rilettura emotiva e operativa della SWOT, abbiamo messo a fuoco forze, debolezze e fattori esterni. Poi abbiamo esplorato due scenari alternativi, tenendo fissa la variabile costante (l’inclusione sociale) e facendo variare l’ambito dell’economia circolare: moda contro non-moda. Ispirandoci ai framework delle 9R, abbiamo lavorato con delle sustenibility card di idee per disegnare servizi circolari gestibili operativamente e con valore sociale dalle persone con disabilità intellettiva.
Utilizzando sessioni di brainstorming mirate e la Matrice di Eisenhower, abbiamo razionalizzato la complessità. Abbiamo ordinato le idee in base all’urgenza e all’importanza, costruendo una roadmap operativa per i prossimi passi.
Il percorso ha prodotto asset strategici pronti da mettere a terra: