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Design thinking

Legge di Hick e UX design: perché meno scelte significano più libertà.

By 6 Luglio 2026Luglio 8th, 2026No Comments

C’è una cosa che dobbiamo imparare a fare: lasciare andare.

Liberarsi del superfluo è fondamentale. Ogni volta che evolvi, c’è qualcosa che non ti serve più. Fare spazio è un atto di fiducia. Non è solo un gesto pratico come, per esempio, fare il decluttering dell’armadio.

È un modo di vivere.

È risaputo che il decluttering (l’arte di liberarsi del superfluo) apporta notevoli vantaggi sia fisici che mentali.
Oltre a regalare un ambiente più spazioso e facile da pulire, questa pratica riduce lo stress, aumenta la concentrazione e libera la mente, migliorando l’umore.

Quello che facciamo solitamente con il nostro armadio, nel design dovremmo farlo sempre con i prodotti, i servizi, le interfacce che progettiamo.

Cos’è la Legge di Hick e perché conta nel design

Nel 1952 lo psicologo britannico William Edmund Hick formulò un principio che oggi è un pilastro della User Experience: più aumentano le opzioni a disposizione di una persona, più aumenta il tempo necessario per decidere. E l’aumento non è lineare, ma esponenziale.

È la cosiddetta Legge di Hick: il tempo che una persona impiega a decidere cresce all’aumentare del numero di opzioni disponibili, non in modo proporzionale ma in modo esponenziale.

Quando una persona si trova davanti a troppe opzioni, il cervello deve filtrare le informazioni superflue, generando quello che viene chiamato sovraccarico di scelta, con il risultato di frustrazione, abbandono del compito o vera e propria paralisi decisionale

Pensaci:
_ quante volte hai abbandonato un sito perché il menu aveva troppe voci?
_ quante volte hai rimandato un acquisto perché c’erano troppe varianti tra cui scegliere?

Non era pigrizia. Era il tuo cervello che si proteggeva da un eccesso di informazione.

Semplificare non significa togliere valore

C’è un equivoco da sfatare subito: semplificare non vuol dire impoverire.

Non si tratta di eliminare le opzioni, ma di presentarle in modo strategico, riducendo lo sforzo cognitivo e l’effetto di sovraccarico per arrivare a un’esperienza più efficiente e piacevole.

Le aziende che applicano bene questo principio non offrono “meno”. Offrono “meglio”.
Alcuni esempi concreti:
·      menu a tendina ben strutturati, che raggruppano le voci invece di elencarle tutte;
·      homepage che guidano l’utente passo dopo passo, invece di elencare tutte le opzioni insieme;
·      listini prezzi con tre opzioni invece di dodici.

I designer UX usano questo principio per creare interfacce più intuitive: riducendo il numero di opzioni presentate contemporaneamente mentre si mantiene la funzionalità necessaria, si crea un’interfaccia più rapida da navigare e più facile da apprendere.

Il decluttering mentale è una competenza progettuale

Sentire il bisogno di “fare ordine” prima di iniziare un nuovo progetto, è lo stesso bisogno che dovrebbe guidare ogni progetto digitale:

meno rumore, più chiarezza; meno opzioni, più direzione.

La prossima volta che progetti un’interfaccia, un servizio, persino una presentazione:
chiediti non “cosa posso aggiungere?” ma “cosa posso togliere senza perdere valore?

È una domanda scomoda del design thinking.

Ed è quella che fa davvero la differenza tra un prodotto che funziona e uno che confonde.
 

La semplicità è il punto di arrivo di un processo complesso.

Non è facile decidere cosa eliminare, ma è il passaggio fondamentale per creare prodotti che le persone scelgono davvero.

Se stai cercando un partner che applichi il design thinking per dare chiarezza al tuo business, contatta didardo:
scrivi@didardo.com
045 5116797

Insieme elimineremo il rumore per far emergere il valore del tuo servizio/prodotto e brand.